21 marzo 2018

21 marzo 2018 "Giornata mondiale della Poesia": consigli di lettura

E dopo la Giornata mondiale della Felicità, che ricorreva ieri, oggi si celebra la "Giornata mondiale della Poesia".

Istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999, si celebra per la prima volta il 21 marzo seguente. 
21 marzo, data che richiama la primavera e quindi colori e rinascita della vita, sembra essere un giorno perfetto per riconoscere questa grande arte espressiva.

La celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia significa incontro fra diverse forme di creatività, ma è anche comunicazione, dialogo.

E anche per questa giornata abbiamo alcuni consigli di lettura per voi:

Questa antologia, che comprende anche un'ampia scelta di aforismi, raccoglie una scelta dei versi della Merini dagli esordi ai giorni nostri, dando corpo a una delle voci poetiche piú forti e personali del nostro secolo.

"Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera."
(Alda Merini)

Prévert non è antico, non è sentimentale, non è decadente. Prévert è vivissimo come un adolescente d'oggi. Nonostante Prévert sembri a tratti classico, i suoi versi prefigurano la liberazione sessuale delle nuove generazioni, quella il cui amore vince l'invidia dei vecchi, l'indignazione dei benpensanti e perfino la miseria e la guerra. Versi d'amore allegri, dissacranti, ironici, anarchici, mai retorici, ricchi anche d'umor nero. Ma non è tutta spavalderia. Sul fondo si annida la malinconia di ogni amore, ricchezza splendida ma fragile; da custodire teneramente.

"I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore."
(Jacques Prévert)

"La mia poesia va letta insieme, come una poesia sola. Non voglio fare il paragone con la Divina Commedia, ma i miei tre libri li considero come tre cantiche, tre fasi di una vita umana" dichiarò Montale nel 1966; e ancora nel 1977 affermò di aver scritto, in tutta la vita "un solo libro". Quel libro in cui ciascuna delle otto raccolte appare quasi come un capitolo di un'opera unitaria, e trova il suo pieno significato solo all'interno dell'insieme. Dagli "Ossi di seppia", del 1925, fino al "Quaderno di quattro anni" del 1977, oltre alle traduzioni e alle poesie disperse, il volume offre una panoramica completa sulla produzione del poeta che, come nessun altro, ha esercitato un'azione profonda e duratura, ed è stato punto di riferimento costante e protagonista della letteratura di tutto il Novecento.

"Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue."
(Eugenio Montale)

A distanza di oltre trent'anni dall'uscita delle poesie di Pavese raccolte da Calvino in un volume dei "Supercoralli", viene riproposta l'intera opera dello scrittore. Alle raccolte già note ("Lavorare stanca", "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi") si aggiunge una terza parte, relativa agli anni giovanili, dal 1921 al 1930: quasi un preambolo poetico, il tentativo di un canzoniere che, nelle intenzioni dell'autore, doveva costituire un libro a sé. Maria Rosa Masoero ha ricostruito, sulla base del materiale ritrovato, il libro così come era nelle intenzioni di Pavese, eliminando quei materiali che non davano sufficienti garanzie filologiche di autenticità. Il volume è introdotto da Marziano Guglielminetti.

"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi."
(Cesare Pavese)

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