16 giugno 2017

Recensione "Una storia nera" di Antonella Lattanzi

Qual è il confine tra giusto e sbagliato? O meglio, esiste un confine netto tra giusto e sbagliato? È una linea dritta e marcata o è una linea disarmonica e sfumata? E soprattutto, chi decide se un’azione o una persona o addirittura un’intenzione debbano stare da questa o da quella parte? Su questa terra, lo decide la legge, lo stabilisce la coscienza. Ma, in certi casi, la legge e la coscienza si trovano nei guai, quando si tratta di giudicare: ci sono azioni che stanno in equilibrio precario su quella famosa linea di demarcazione. 

Questa è la storia di Carla e Vito, una coppia come tante, un matrimonio come tanti, tre figli che ne sono il coronamento. E, sempre come tanti, sembrano una famiglia normale, da fuori. Dentro, beh dentro è tutta un'altra storia. Vito è possessivo e violento e lo è solo con Carla. I figli sono spettatori terrorizzati di uno scempio del corpo e dell’anima che si consuma dentro le quattro mura di casa. E Carla, che fa? Non ve lo posso dire, perché è proprio questo il nocciolo della questione. Vito scompare, questo sì ve lo posso svelare. Il cattivo della storia sparisce per mano di qualcuno. È una liberazione? È giustizia? È difesa di se stessi e delle persone che si amano? È lecito? Eccola qui, la famosa linea di confine tra giusto e sbagliato. Ed è proprio qui, che la coscienza del lettore deve soffermarsi. È qui che l’autrice del libro vuole portarci, su questo confine, sul quale ci lascia soli e disarmati, a fare i conti con i nostri pensieri. Tocca a noi giudicare, perché lei, l’autrice, non lo fa. È abile e scaltra in questo: ci tiene sulla linea di frontiera per tutta la durata del libro, ci fa guardare da una parte e dall’altra, ci fa credere che a un certo punto sia giusto spostare la nostra coscienza da una parte per poi, un attimo dopo, illuderci che sia giusto l’esatto contrario. Non ci confonde, semplicemente ci spinge a guardare dentro noi stessi per cercare quell’empatia con i protagonisti che è indispensabile per capirli. Non si può pensare di leggere questa storia senza metterci del nostro, senza metterci in gioco, senza essere disposti a sintonizzare la nostra anima con quella dei personaggi.

Riconosco davvero una grande abilità dell’autrice nel portarci proprio dove lei stessa è arrivata, pur senza influenzarci nel giudizio. Devo dire che non ho apprezzato tantissimo lo stile: di solito amo le penne decise, quelle che non si limitano a dire le cose ma le spiattellano brutalmente, senza sconti e senza riguardi, perché se devi raccontare una storia dura, una storia nera, uno stile così ci vuole; non amo però quando i pensieri vanno in apnea. Quando si legge una frase, quella prende corpo e forma nella nostra mente e si trasforma in un pensiero, che è tutto nostro, è personale. Almeno a me accade così. E non mi piace quando i pensieri che si formano nella mia mente durante la lettura sfumano via, sbiadiscono e perdono consistenza. È quello che mi è accaduto troppo spesso durante la lettura di questo libro, in cui mi sono trovata di fronte frasi lunghissime, dense, scompigliate, che mi bloccavano nella generazione di pensieri ordinati. Ma questo è solo il mio modo di leggere, quindi consiglio questo libro che sono convinta abbia qualcosa da insegnare a tutti.
(La Books Hunter Barbara)


Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità?

Titolo: Una storia nera
Autore: Antonella Lattanzi
Editore: Mondadori
Pagine: 249
Prezzo di copertina: € 18,00
Uscita: 28 marzo 2017
ISBN: 978-8804674863

L'autrice:
Antonella Lattanzi è nata a Bari nel 1979, vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi Devozione e Prima che tu mi tradisca (Einaudi Stile libero). Scrive su "Tuttolibri" e "Il Venerdì di Repubblica". Per la tv ha collaborato al programma "Le invasioni barbariche", per il cinema ha scritto le sceneggiature di Fiore di Claudio Giovannesi (nella Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2016) e di 2night di Ivan Silvestrini (in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2016).

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